La prima sfida dell’imprenditore. Assumersi la responsabilità.

responsabilidade

Essere la vittima

Quello che mi salta all’occhio subito quando sviluppo un dialogo con delle persone che dovrebbero essere nel ruolo dell’imprenditore, è proprio la vittimizzazione di se stesso. Tante volte sono persone che si ritrovano in una situazione di cambiamento di mercato e che fanno fatica a digerire i cambiamenti, o tanti che devono gestire un’azienda familiare, dove si sono ritrovati nel ruolo di gestore senza aver mai voluto. E qua il punto è solo uno.

Essere o non essere (la vittima) questo è il dilemma.

Tra le mie consulenze e conversazioni varie con imprenditori di tutti i tipi, quello che per me è il primo spartiacque tra l’imprenditore che è in grado di portare cambiamenti nel suo business ed è in grado di raggiungere i suoi obbiettivi e quello che non è in grado, è proprio il fatto di riuscire ad assumersi tutte le responsabilità in prima persona e anche di assumersi le responsabilità di tutta la piramide che si è creata sotto di lui.

I lamenti sono sempre gli stessi… Imposte da pagare allo stato, costo del lavoratore, non riescono a trovare mano d’opera qualificata e che abbia voglia di lavorare bene, la magistratura è lenta e funziona solo per i molto ricchi, tra tanti altri lamenti.

 

Ma cosa vuol dire essere una vittima?

In questo caso, è una persona che subisce le influenze esterne, si lamenta di queste influenze e non cerca di lavorare sulla possibilità di bloccare gli effetti di questa stessa influenza. Poi, come nel ciclo del risultato, rimane sul campo negativo dell’immaginazione e non riesce ad entrare nel campo dell’azione che possa portare ad un cambiamento positivo in questo ciclo. Rimangono concentrati sul problema e non sulle possibili soluzioni.

 

Una volta quando abitavo in Inghilterra, ho fatto un corso di gestione manageriale che si intitolava “Are you a watcher or a doer”? Cio’è, sei uno che stai solo a guardare o sei uno che fai?
E questo corso parlava proprio della necessità di prendersi la responsabilità per riuscire ad ottenere dei cambiamenti nella vita, e dell’importanza di non vittimizzarsi anche quando le influenze esterne ti obbligano a intraprendere un percorso indesiderato. E qua abbiamo solo due possibilità: Diventare vittima della situazione, o prendersi la responsabilità ed affrontare i problemi.

 

Come diventare responsabili?

“Sarò io il responsabile per imposte così alte in Italia?”

No.

Questo è un fattore che va a influenzare il risultato finale del mio business?

Si.

Quindi, questo è ovviamente un fattore esterno ed io non ho nessun controllo su di esso.

E cosa voglio dire con questo ragionamento?

I fattori esterni non sono controllati da noi stessi, però, possono e devono essere gestiti nel miglior modo possibile, ed è qui che entra il fatto di prendersi la responsabilità. Piuttosto che ritrovarsi in un ambiente ostile e apparentemente fuori controllo, la cosa migliore è capire quali siano le regole che gestiscono quell’ambiente e cercare di sfruttare tutte le possibilità che esistono a nostro favore, senza mai concentrarsi sulle cose che ci bloccano. Invece, concentriamoci proprio sulle cose che possono essere sbloccate.

In questo modo di ragionare riusciremo ad arrivare a nuove procedure e metodologie di lavoro in breve tempo ed ottimizzare il raggiungimento di un obbiettivo. Ovviamente, uscire da una posizione critica e da una finta zona di confort genera un dispendio di energia enorme, ma è l’unico modo per innescare dei cambiamenti.

“If you want different results, make different choices”

Ed il concetto mi sembra abbastanza chiaro.

 

 

Vorrei proporre un esercizio:

Quanto ti lamenti?

Lamentarsi non è la radice del problema. Ma la radice è proprio il fatto di percepire e riconoscere l’errore e continuare a lamentarsi senza prendere un’azione. Sembrano una cosa scontata, e lo è. Purtroppo anche l’essere umano è scontato perché stranamente non è mai in grado di cambiare atteggiamento e peggio ancora, cerca sempre delle motivazioni per il fatto di non aver cambiato.

Dunque, cosa possiamo fare?

Cominciamo a distinguere in modo razionale il momento in cui siamo vittime ed il momento in cui siamo responsabili. La distinzione tra queste due posizioni è già un passo fondamentale. Se siamo responsabili siamo sulla strada giusta. Se siamo vittime invece, cosa possiamo fare per diventare responsabili?

E chiudo con la frase del grande psichiatra ed imprenditore brasiliano Roberto Shinyashiki:

“Chi vuole fare un qualcosa, trova un mezzo. Chi non vuole fare niente, trova una scusa”.

Dimmi tu cosa vuoi fare!

 

Bruno Guerra

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